OLTRE IL SEDUTO

Oltre il seduto

Il momento della pappa è uno di quei piccoli rituali quotidiani ai quali spesso non prestiamo particolare attenzione. Prepariamo la ciotola, il cane si agita, ci segue, magari salta o vocalizza e, per gestire la situazione, gli chiediamo un seduto, resta”. Il cane si siede, aspetta e, quando la ciotola arriva a terra, riceve il permesso di mangiare.

A prima vista potrebbe sembrare un ottimo esercizio di calma e autocontrollo, ma c’è una domanda interessante da porsi: un cane fermo è necessariamente un cane calmo?

Non sempre. Attraverso un comando possiamo controllare il comportamento del cane e contenerne il movimento, mentre dentro di lui l’aspettativa per il cibo può continuare a crescere. Lo vediamo spesso osservando alcuni dettagli: il cane rimane seduto, ma le zampe anteriori fanno continuamente su e giù sul posto, il peso è proiettato in avanti, lo sguardo è fisso sulla ciotola, il corpo è teso e pronto a scattare non appena arriverà il segnale di via.

Formalmente sta facendo esattamente ciò che gli abbiamo chiesto, ma questo non significa necessariamente che la sua attivazione stia diminuendo; in alcuni casi stiamo semplicemente contenendo l’espressione dell’attivazione, senza lavorare realmente sullo stato che c’è dietro.

E quindi con quel seduto-resta su cosa stiamo lavorando? Sull’autocontrollo.

L’autocontrollo permette al cane di inibire un comportamento: vorrei andare verso la ciotola, ma rimango qui. È una capacità importante e assolutamente utile nella vita quotidiana; non c’è nulla di sbagliato nell’insegnare a un cane ad aspettare un segnale o a mantenere una posizione nonostante la presenza di qualcosa che desidera.

Oltre all’autocontrollo esiste un’altra competenza che possiamo allenare nel nostro cane: l’autoregolazione; questa riguarda invece la capacità di gestire e modificare progressivamente il proprio stato, quindi non soltanto ciò che il cane fa a livello fisico, ma anche il modo in cui affronta aspettativa, eccitazione e frustrazione.

Per completare la spiegazione, inseriamo un altro concetto, quello di arousal, cioè, semplificando, il livello di attivazione dell’organismo. L’attivazione non è di per sé negativa: è assolutamente normale che un cane si attivi davanti a qualcosa che desidera; quello che a noi interessa osservare in questo caso è quanto aumenta questa attivazione, quanto facilmente il cane riesce a gestirla e soprattutto quanto è capace di tornare verso uno stato più equilibrato.

Possiamo quindi avere un cane con un ottimo autocontrollo, capace di mantenere un seduto-resta davanti alla ciotola, ma ancora fortemente attivato. Se il nostro obiettivo è lavorare sulla calma, non possiamo utilizzare come unico parametro il fatto che sia seduto e immobile.

 

E quindi al posto dell’immobilità, cosa si potrebbe ricercare?

Personalmente non mi interessa tanto chiedere al cane di stare fermo sotto comando, quanto insegnargli gradualmente a trovare uno stato di maggiore calma durante l’attesa.

Per farlo non cerco una posizione precisa e non voglio trasformare la “calma” in un nuovo esercizio di obbedienza; osservo piuttosto il cane nel suo insieme: la tensione del corpo, la respirazione, quanto è proiettato verso il cibo, se vocalizza, se invade continuamente il mio spazio e, soprattutto, se durante l’attesa qualcosa cambia.

Con un cane molto abituato ad agitarsi durante la preparazione della ciotola, all’inizio possono bastare piccoli cambiamenti: qualche secondo senza abbaiare, una postura leggermente meno tesa, un momento in cui smette di spingere verso di noi o semplicemente un abbassamento dell’attivazione. Non serve pretendere immediatamente una lunga attesa in uno stato di perfetta tranquillità; è molto più utile costruire questa capacità gradualmente, partendo da ciò che quel cane è realmente in grado di fare.

Naturalmente ciò che vediamo davanti alla ciotola non può essere completamente separato dal resto della sua giornata; un cane che arriva a quel momento già molto attivato, che ha avuto poche possibilità di muoversi ed esplorare o che in generale fatica a gestire frustrazione e attesa partirà da condizioni diverse rispetto a un altro cane. Per questo non esiste una procedura identica per tutti: dobbiamo sempre considerare il soggetto, il contesto e ciò che è successo prima.

Un ulteriore motivo per lavorare in questo modo:

un cane che trascorre tutta la preparazione della ciotola in uno stato di forte eccitazione arriverà facilmente al cibo con la stessa intensità, precipitandosi sulla ciotola e mangiando in maniera molto rapida e frenetica. Lavorare su ciò che accade prima può favorire un approccio al pasto più tranquillo e di conseguenza anche una migliore assimilazione, perché il pasto, in fondo, inizia ancora prima che il cane prenda il primo boccone.

 

In conclusione questo non significa che chiedere un seduto-resta davanti alla ciotola sia sbagliato; e non è nemmeno eliminare il seduto o considerare sbagliato chiedere al cane di aspettare attraverso un comando; è andare oltre il seduto e chiederci che cosa vogliamo realmente costruire.