Un cane che ti annusa non ti sta chiedendo di essere toccato
Quando un cane si avvicina a una persona e la annusa, quasi tutti interpretano quel gesto come un segnale di apertura: “si è avvicinato, quindi vuole le carezze”. In realtà, dal punto di vista del cane, quell’avvicinamento ha un significato molto diverso. L’annusata non è una richiesta di contatto, è una richiesta di informazioni.
Il cane sta letteralmente “leggendo” la persona. Sta raccogliendo dati sull’odore, sullo stato emotivo, sulla prevedibilità, sulla sicurezza. È un comportamento esplorativo, non sociale nel senso umano del termine. È come quando noi osserviamo qualcuno da vicino prima di decidere se fidarci: non è ancora una relazione, è una valutazione.
Il problema nasce quando a questa fase di raccolta di informazioni rispondiamo con le mani, uno sguardo fisso o anche una vocina stridula. Tocchiamo il cane o interagiamo con lui mentre sta ancora decidendo. Dal nostro punto di vista è un gesto gentile, ma dal suo è un’invasione dello spazio prima che si sia formato un vero consenso. Molti cani, dopo aver annusato, si spostano, si irrigidiscono o si allontanano proprio per questo motivo: non perché non siano socievoli, ma perché l’interazione è stata accelerata oltre il loro ritmo.
Questa è una delle ragioni per cui tanti cani sembrano “indecisi” o “schivi” con le persone. Non è che non vogliano il contatto. È che hanno imparato che avvicinarsi porta a perdere il controllo del proprio spazio. E quando un animale non può controllare la distanza, inizia a proteggersi: a volte evitando, a volte tollerando in silenzio, a volte reagendo.
Se invece permetti al cane di fare quello per cui si è avvicinato — annusare, osservare, valutare — stai inviando un messaggio molto chiaro: sei al sicuro, non ti verrà imposto nulla. Questo crea un piccolo ma fondamentale cambiamento emotivo. Il cane non deve difendersi dal contatto, perché il contatto non è automatico. È una possibilità, non un obbligo.
Ed è proprio in quel momento che accade la cosa più interessante: molti cani, una volta sentiti rispettati, tornano. Si riavvicinano, si posizionano accanto, offrono il fianco o il corpo, cercano la mano. Quello è il vero consenso. Non è un avvicinamento generico, è una richiesta attiva di interazione.
Dal punto di vista dell’apprendimento e del benessere emotivo, questa differenza è enorme. Un cane che può scegliere se e quando entrare in contatto sviluppa più fiducia, più curiosità sociale e più stabilità. Un cane che viene toccato prima di essere pronto impara invece che la presenza umana è imprevedibile, e quindi qualcosa da gestire o da evitare.
In altre parole, non è l’accarezzare che crea la relazione. È il rispetto dello spazio che permette alla relazione di nascere.
Questo è uno di quei punti in cui la semplificazione inganna. “Se si avvicina, vuole essere accarezzato” è una frase facile, che suona bene, ma che non tiene conto della complessità del linguaggio del cane. La realtà è più sottile, ma anche più potente: l’annusata è l’inizio di una conversazione, non la fine.
E come in ogni buona conversazione, prima si ascolta. Poi, se l’altro lo desidera, si entra in contatto.

